Enigmi e rovine di un passato sconosciuto

SALVE !
forse non tutti sanno che oltre alla passione dei trenini, ho sempre avuto un debole per gli argomenti di archeologia misteriosa e per i misteri che si annidano tra le pieghe del passato e della storia dell'uomo , naturalmente il mio è un interesse a livello puramente dilettantistico , senza pretese particolari poichè sono ben conscio dei miei limiti e anche della mia ignoranza, però la mia innata curiosità, (unita anche a una grande fantasia alimentata dalla giovanili abbuffate di lettura dei vari fumetti bonelliani e classici dell' avventura , e dei western) è sempre stata un ottima molla che mi spinge a osservare attentamente gli ambienti in cui mi trovo e a cercare di capirci qualcosa , naturalmente nei limiti del possibile e tenendo presente che si è sempre ignoranti
in quanto nella vita non si finisce mai di imparare.
In questa caldissima estate montana di luglio, la più calda che io ricordi in VALDIGNE ,dopo quella dell'ormai lontano 2003, l'avventura
è nata mentre percorrevo pigramente ,nei pressi della località di Morgex ,un breve tratto dei binari ormai arrugginiti ,della ex-linea ferroviaria Aosta - Prè Saint Didier dismessa
dalla fine del 2015.
Ebbene mentre meditavo con nostalgia , camminando sulle assolate rotaie, sui ricordi dei treni che avevo visto transitare su tali binari (erano principalmente, nei tempi più recenti , le classiche micette Aln che viaggiavano in doppia unità) mi ritrovai accanto a un piccolo boschetto di cespugli , piante e betulline selvatiche che costeggiava ,ombreggiandolo, un tratto del percorso in cui la linea ferroviaria tendeva a curvare verso la località di Morgex .
Assaporai per un attimo, sulla pelle delle mie braccia e sulla fronte, il sollievo della lievissima brezza che spirava all'ombra di quel mucchio di piante ,cresciute in modo spontaneo e caotico, i cui rami laterali più lunghi erano ormai protesi ad afferrare come artigli il nastro arrugginito delle rotaie.
A questo punto ,abbandonati i binari , mi inoltrai nella frescura della macchia, scostai con le mani i vari rami più alti per proteggermi il volto e dopo pochi passi notai davanti a me, una strana piccola stele in pietra grigio scura dall'estremità superiore leggermente arrotondata , infissa verticalmente nel terreno del sottobosco.
Tale stele distava in linea d'aria a non più di una decina di metri dalla linea ferroviaria abbandonata ,ma non pareva c'entrare nulla con essa.
Era una pietra che in verità avevo già notato di sfuggita l'anno precedente mentre curiosavo in quel boschetto (avevo già allora l'abitudine di fare brevi passeggiatine sui binari morti
)ma a cui allora non diedi un significato particolare .
Il primo pensiero istintivo che mi attraversò la mente era che fosse una vecchia lapide
.
Mi avvicinai per osservarla meglio e presto constatai ,senza alcun dubbio, che era stata scolpita, sia pure rozzamente , da mano umana.
Girando poi intorno a tale stele mi accorsi con stupore
,che sul lato che guardava verso la macchia di alberi era incisa, appena distinguibile nella scarsa luce del sottobosco, una F maiuscola.
scattai le foto col cellulare usando il flash per meglio evidenziare i contorni della lettera F.
-CONTINUA-


In questa caldissima estate montana di luglio, la più calda che io ricordi in VALDIGNE ,dopo quella dell'ormai lontano 2003, l'avventura


Ebbene mentre meditavo con nostalgia , camminando sulle assolate rotaie, sui ricordi dei treni che avevo visto transitare su tali binari (erano principalmente, nei tempi più recenti , le classiche micette Aln che viaggiavano in doppia unità) mi ritrovai accanto a un piccolo boschetto di cespugli , piante e betulline selvatiche che costeggiava ,ombreggiandolo, un tratto del percorso in cui la linea ferroviaria tendeva a curvare verso la località di Morgex .
Assaporai per un attimo, sulla pelle delle mie braccia e sulla fronte, il sollievo della lievissima brezza che spirava all'ombra di quel mucchio di piante ,cresciute in modo spontaneo e caotico, i cui rami laterali più lunghi erano ormai protesi ad afferrare come artigli il nastro arrugginito delle rotaie.
- uno scorcio dei binari ormai arrugginiti della linea Aosta- prè Saint Didier visti dall'interno del boschetto
A questo punto ,abbandonati i binari , mi inoltrai nella frescura della macchia, scostai con le mani i vari rami più alti per proteggermi il volto e dopo pochi passi notai davanti a me, una strana piccola stele in pietra grigio scura dall'estremità superiore leggermente arrotondata , infissa verticalmente nel terreno del sottobosco.
Tale stele distava in linea d'aria a non più di una decina di metri dalla linea ferroviaria abbandonata ,ma non pareva c'entrare nulla con essa.
Era una pietra che in verità avevo già notato di sfuggita l'anno precedente mentre curiosavo in quel boschetto (avevo già allora l'abitudine di fare brevi passeggiatine sui binari morti

Il primo pensiero istintivo che mi attraversò la mente era che fosse una vecchia lapide

Mi avvicinai per osservarla meglio e presto constatai ,senza alcun dubbio, che era stata scolpita, sia pure rozzamente , da mano umana.
Girando poi intorno a tale stele mi accorsi con stupore

scattai le foto col cellulare usando il flash per meglio evidenziare i contorni della lettera F.
-CONTINUA-